Roma – Conte, Mattarella e Renzi: governo coeso o elezioni

Il Premier Conte, l’accademico a digiuno di politica, ha dovuto imparare in fretta, come muoversi, tra le sabbie mobili. La statura culturale di Conte la si conoscerà, domani alle 15, quando parlerà ai senatori. Se dirà tutta la verità avrà vinto la sua personalità, se glisserà su alcuni punti, non si assumerà in prima persona, la responsabilità di costringere il Presidente della Repubblica a fare una scelta, in tempi brevissimi: o governo di legislatura coeso e forte, nell’alveo dell’Unione Europea, o governo del Presidente per mettere a posto i conti, approvare il Bilancio prima del 31 dicembre 2019, evitare l’esercizio provvisorio, per sfociare in lezioni anticipate. Il Premier, terminato il suo intervento al Senato si recherà al Quirinale, per un colloquio con il Capo dello Stato, per  rassegnare le dimissioni o aspetterà di, parlare come Premier, anche alla Camera? E’ indubbio che Conte sia amareggiato: tante mediazioni, tanti “sì” strappati ad un carattere che non era abituato, nel suo ambiente accademico a subire, anche se l’Università, va detto, non è un mondo a se ma vive, quello che accade anche in politica: per l’elezione del Rettore, per il concorso ad una cattedra e per difendere gli staff di facoltà. Certo è diverso a livello di responsabilità: qui si tratta di mandare un popolo al voto, oppure lasciare che sia il Presidente Mattarella, ad avere spazi di verifica sufficienti per le decisioni, che competono solo a lui. Fino a domani i partiti navigano a vista. L’accordo M5S – Pd, senza farsi illusioni, passa per l’ex Premier Renzi, che che ne dica Di Maio, commissariato dal summit di ieri. Non a caso, il segretario del Pd Zingaretti, non si scopre ma è molto attento in quanto, sa perfettamente che senza i circa 40 parlamentari che fanno capo a Renzi, il Pd non può sedersi, per un governo di legislatura, con tutti gli impegni da assumere su un documento scritto. Così come il M5S se accettasse le condizioni di Zingaretti – Renzi, questa è la verità, perderebbe quella spinta ideale che l’ha portato, al 33 per poi precipitare al 17%. Il M5S e il Pd non perseguono, identici obiettivi anche se le affinità non mancano, guastate dagli scontri Di Maio – Renzi, un toscano che non dimentica, specialmente con chi ha sparato a zero sulla sua famiglia. Le elezioni anticipate sono dietro l’angolo anche se non le vogliono gli eletti in Parlamento, dopo soli 18 mesi di legislatura, così come non le vuole il M5S e in generale la destra, in piena bagarre, e con una scissione in atto. Le vuole invece Zingaretti, per ottenere voti ma soprattutto liberarsi del gruppone, dei parlamentari renziani, per sostituirli con uomini di sua fiducia. Nonostante gli errori politici del leader della Lega Salvini, il rozzo ministro dell’oltre Po, non avrebbe perso moltissimo della sua popolarità. I contraccolpi subiti non sono stati tali da fargli perdere il primo posto tra i partiti. Certo molto dipenderà da quello che dirà il Premier Conte, nel suo discorso sul comportamento del suo vice. Gli sherpa sono al lavoro per cercare di annodare alleanze, che il Presidente della Repubblica vuole forti, coese e con un programma di legislatura. Vale la pena ripeterlo, ben conoscendo il carattere del Capo dello Stato, preoccupato di proteggere l’Italia e gli italiani, nonchè i loro risparmi, davanti ad una recessione che comincia a prendere corpo.

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