Il lavoro tra M5S e Pd, per tentare di dare un governo al Paese prosegue, ma per la maggior parte, come sempre, non alla luce del sole ma lungo molteplici gallerie. Marcuci, capogruppo al Senato ha inviato un segnale importante:” Siamo convinti che senza ultimatum e veti, riusciremmo a dare u governo al Paese”. Cioè come dire al M5S dovete cambiare, il vostro modo di trattare i proble mi, noi non siamo la Lega ma un partito strutturato, dove non conta un uomo solo, ma un’intera direzione che fa politica e non comprende altri sistemi. Il segretario Zingaretti, rimane molto tiepido. Non è riuscito ad avere da Di Maio due risposte che attendeva: rinuncia al premier Conte, per dare corpo alla discontinuità come vuole il partito e sapere, con certezza, se il ” forno” con la Lega è stato chiuso definitivamente. Intanto si è sfilata, dall’essere indicata al Capo dello Stato come premier, la vice presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, la quale ha comunicato che non vuole lasciare il suo lavoro dove si trova e che, il suo mandato avrà termine, a settembre del 2020. Intanto si sono riuniti oggi, in un appartamento a Roma, i membri della direzione del Pd: Gentiloni, Franceschini, Minniti, De Micheli, Orlando, Martina, Fassino e Cuperlo. Domenica saranno attivi, sei tavoli ufficiali, per mettere a punto il programma da discutere nel confronto con la delegazione del M5S. Solo una parte, dei dirigenti del Pd, è favorevole ad un accordo di governo mentre, un’altra parte, guarda con sospetto ad una collaborazione con una forza politica che ha i vertici che decidono, fuori dal Parlamento e costantemente in ombra, salvo alcune sortite estemporanee. La minoranza tace ma non ha dimenticato gli attacchi, anche personali e contro le famiglie, dei vertici del M5S, messi a segno, anche di recente. I problemi non mancano, com’era prevedibile, Pd e M5S sono forze alternative e non complementari. Comunque il lavoro procede e il Quirinale per martedì vuole il nome del premier, per dare l’incarico, e due o tre giorni, per la formazione della squadra di governo. C’è ancora tanto lavoro da fare per giungere in porto. C’è stata una dichiarazione incomprensibile del dimissionario premier, Conte, che in precedenza aveva detto che non era un Presidente del Consiglio per tutte le stagioni, mentre ora sarebbe disponibile e guidare, anche un possibile governo M5S – Pd. Ma quello che ha colpito di più è stata la precisazione che lui, con la Lega ha chiuso per sempre. Perbacco, così come ha trattato il suo viceministro, Salvini al Senato, ha sentito la necessità di affermare che con la Lega ha chiuso. Cosa poteva servire questa entrata in scena? Un intervento che ha sollevato più di un sospetto: ma il M5S il “forno” con la Lega l’ha chiuso oppure continua a trattare? Ma se la Lega non ha più contatti con la Lega, Conte di cosa si preoccupa si vuole proporre, al Pd come uomo con le carte in regola? Di solito queste operazioni si fanno fare a terzi e mai direttamente. Ma Conte, l’accademico, non si consiglia… non ne ha bisogno.