Roma – Il Premier incaricato verso il bis. Rousseau? L’incognita M5S

Man mano che passano le ore, la strada che porta, il Presidente del Consiglio incaricato a sciogliere, positivamente la riserva, si va spianando. Già durante l’incontro con le delegazioni dei capigrup po, del M5S e Pd, l’atmosfera era cambiata. Conte non avrà nessun vice, nè del M5S e è del Pd, quindi Di Maio, ha annunciato, che il problema si è risolto da solo dopo che, il Pd ha rinunciato. A questo punto non c’è, nessuna ragione, che gli venga attribuita questa carica. Ma a parte gli incontri sul programma, la realtà è che questo Premer, prima ancora di recarsi nuovamente al Quirina le, ha ottenuto l’ok dal Presidente degli Stati Uniti, maggiore ” azionista Nato”; una particolare strategia dell’Unione Europea che vedeva, in un governo, M5S – Lega, un pericolo con i sovranisti al potere, poco disponibili all’Unione Europea e, lanciati in alleanze con la destra europea, fino a Le Pen, ed a sollecite aperture alla Russia. Una strategia che si trasformerà, se il governo Conte otterrà la fiducia in Parlamento, come preannunciato, in aperture di credito e investimenti per promuovere sviluppo e occupazione. Un’occasione – vene ripetuto in casa Pd e del M5S – irripetibile con un Paese che denuncia un Pil  zero. Ma ci sono altri motivi, peraltro esplicitati da Beppe Grillo, fondatore del Movimento, molto favorevole a non perdere questa occasione che, secondo il suo punto di vista, può cambiare radicalmente l’Italia per renderla, più giusta e molto più avanti di quella attuale. Quello che sta accadendo, intorno al tentativo del Premier incaricato Conte, non si è mai verificato in precedenza, per una serie infinita, di valutazioni, non solo politiche. L’UE teme l’espandersi della destra, populista e sovranista, e le elezioni, in Sassonia e nel Brandeburgo, confermano questa tendenza. Il Presidente del Consiglio incaricato, ha il vento in poppa e non si crede possibile che domani, gli scritti al Movimento, che voteranno sulla piattaforma Rousseau, faranno saltare in aria quello che il fondatore Grillo, ritiene:” Un’ occasione irripetibile per fare quelle riforme che servono all’Italia”. Il lavoro di Conte è stato facilitato dal Pd e, in parte, anche dal M5S. Le due forze politiche puntano ad una coalizione progressista, con alcuni cespugli, a sinistra de democratici, ma non vogliono rinunciare alle loro identità. Una bocciatura di Conte, come ha fatto sapere il Colle, aprirebbe subito la strada ad elezioni anticipate, con una Lega pronta, insieme a FdI, a raccogliere consensi per ottenere la maggioranza assoluta. Salvini sta cercando di scavare, tra i senatori pentastellati, non disponibili a votare una coalizione con il Pd, alla condizione di avere un collegio sicuro, per essere rieletti. Una notizia diffusa, dal vice segretario Lega, Andrea Crippa, il quale ha anche specificato che i senatori, del M5S pronti al passaggio, sarebbero già 9 e, forse, anche di più. Forza Italia si muove autonomamente, dal resto del centrodestra, in quanto Berlusconi, con il suo partito aderisce ai popolari europei e di conseguenza non intende, almeno per il momento, guastare rapporti con i popolari  che torneranno al potere a Bruxelles. Se il nuovo governo vedrà la luce non potrà evitare di tenere, nel debito conto, che gli elettori sono orientati, come risulta anche dai sondaggi europei, per il centrodestra. Conte, ha annunciato che scioglierà la riserva tra martedì e al massimo mercoledì, quindi nell’arco di un paio di giorni. Il Presidente incaricato è fiducioso tanto da inviare, un messaggio rassicurante sul programma, agli iscritti al M5S. Un appello che poteva evitare: i pentastellati, che sono abilitati al voto, coltivano una cultura diversa, dal Pd e del professore Conte.

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