I 107 migranti, sulla Open Arms, hanno avuto l’indicazione di un porto sicuro in Spagna e Andalusia, con la nave dove si trovano e scortati da naviglio della Capitaneria di Porto. Lo sbarco a Lampedusa si è infranto, nel momento in cui, gli ispettori sanitari, inviati dalla Procura di Agrigento, hanno raggiunto la Open Arms e, dopo tutti i controlli avvenuti a bordo, hanno riferito ai magi strati che la situazione, da un punto di vita igienico sanitario non presentava anomalie. A quel punto è scattato l’ulteriore stop ad entrare, nel porto d Lampedusa per mancanza, di un allarme sanitario. Tutti gli altri: donne incinte, bambini e minori sono già sbarcati e sistemati, nessuno in ospedale, dopo i controlli medici, ma all’hotspot di Lampedusa. Così come, i 24 minori sbarcati dalla nave Sansovino sono stati trasferiti, con la scorta della polizia, a Porto Empedocle e sistemati in diverse strutture. C’è stato un appello, del presidente della Ope Arms, Riccardo Gatti, che ha avanzato una proposta:” Se davvero c’è un accordo, tra Spagna ed Italia, per accogliere i migranti, per poi trasferirli nei 5 Paesi disposti a riceverli, le autorità spagnole e italiane facciano giungere i migranti a Catania, dove con un aereo da 200 posti, vengano trasferiti a Madrid. La Opean Arms non è in grado di affrontare, 965 miglia per raggiungere la Spagna, anche se scortata da naviglio italiano. Gli emigranti sono disperati, tanto che si sono gettati in mare, per raggiungere Lampedusa a nuoto. I 5 migranti che hanno tentato l’impresa, sono stati raggiunti a bloccati dagli uomini dell’ equipaggio, della ave dei Msf. Si deve registrare un intervento della portavoce dell’esecutivo comunitario, Natasha Bertaud che, pur mettendo in evidenza che l’UE non ha competenza sullo sbarco nei porti ha invitato, tutte le autorità coinvolte, a consentire ai migranti di toccare terra. Il ministro dell’Interno, Salvini, già da ieri, aveva fato notare che se la Open Arms, di una Ong spagnola, avesse puntato la prua verso la Spagna, in sedici giorni avrebbe potuto compiere il percorso almeno tre volte. La soluzione, a questa realtà dell’immigrazione clandestina, va affrontata non solo dall’Unione Europea ma anche dall’Onu per garantire chi ha diritto all’asilo e assistenza ed organizzando trasferimenti, con navi o aerei. Corridoi umanitari che l’Italia ha chiesto inutilmente da anni.