Il Presidente del Consiglio incaricato, sembra convinto di essere in dirittura d’arrivo, dal momento che ha affermato, per il programma c’è ” assonanza” invece di “convergenza” o di “condivisione” tra M5S e Pd e che, superata questa fase, martedì o mercoledì, sarà dal Capo dello Stato Mattarella per sciogliere la riserva e, forse, proporre i nomi dei ministri che il Presidente, vuole conoscere prima: per Difesa, Esteri e interni. Conte, fino a due giorni fa, era nelle sabbie mobili, dopo il colloquio al Quirinale con Mattarella, la situazione è immediatamente cambiata. Il Presidente ha invitato, il Premier incaricato di andare avanti con il suo lavoro, ma non ha mancato anche di far sapere che, dopo questo tentativo di formare il governo, non ci sono che le elezioni, senza ulteriori perdite di tempo. Questa determinazione del Capo dello Stato, ha dato più forza a Conte che ha imposto una sua linea. Non è mancato nemmeno l’appoggio, di Beppe Grillo, che con un video ha messo in riga i big del Movimento, con l’affermazione, a parte come lo ha detto, che questa è un’occasione storica per il Movimento, per dare vita a vere riforme progressiste e che bisogna procedere con il Pd. Nomi e poltrone – ha affermato Grillo – non contano niente, davanti ad una coalizione, che può cambiare l’Italia. Per spingere Conte, nel suo arduo lavoro, oltre a Matarella si è aggiunto il fondatore del M5S, mettersi di traverso ed andare ad elezioni anticipate, con la il centrodestra, molto forte, sarebbe un suicidio politico. Ecco il motivo che ha disincagliato la “nave” del governo. C’è un chiarimento, del Premier Conte, che ha lasciato qualche perplessità. Il Premier incaricato ha sostenuto che lui non è nel Movimento, non ha mai partecipato alle riunioni e nè ai convegni. Il motivo della precisazione appare evidente: scrollarsi di dosso delle etichette politiche che, possono rendergli difficile il suo lavoro, attuale e futuro. Per disincagliare la ” nave” è intervenuto anche Franceschini nel proporre a Conte, a nome del Pd, di non nominare nessun vice, nè del M5S e nè del Pd, così Di Maio non si sentirebbe discriminato. Dall’incarico di formare il governo, il Presidente incaricato, si trova ora a concretizzare il futuro dell’Italia, quindi elevato a rango di statista, con un progetto di lunga durata, lanciato da Grillo e raccolto da Conte, che lo ha immediatamente rilanciato. Spetta, al M5S e al Pd, vercare di evitare scontri e diventare soggetti che non puntano più, ad una coalizione destinata a terminare, ma a lavorare in termini non solo di presente ma di futuro. Non c’è che tentare di capire se, i due partiti della nascente coalizione, saranno capaci di perseguire un disegno così elevato e su come reagirà il centrodestra, ad un progetto del genere, individuato, soltanto ieri. Perbacco, Salvini avrebbe messo, inconsapevolmente, su un’autostrada un Premier che odia, un governo di sinistra- sinistra – centro, che non si occuperebbe solo di risolvere, i problemi attuali, ma di concretizzare un progetto anche per l’Italia futura. E dire che, il rozzo ministro dell’oltre Po, era riuscito a portare la lega al 33%, con i voti presi alle europee, e con sondaggi molto credibili, fino a prima dell’apertura della crisi, che lo davano al 38,9 cioè ad un passo dalla conquista della maggioranza assoluta. Se M5S e Pd, davvero riuscissero a guardare al futuro, con il dichiarato aiuto dell’Unione Europea che, teme i sovranisti al potere Salvini, passerebbe alla storia per il più sprovveduto politico del terzo millennio. Nessuno però venda la pelle dell’orso prima di averlo ucciso… in politica tutto è possibile e la dimostrazione è la coalizione M5S – Pd se nascerà, come sembra.