L’apertura del M5S, al Pd ed altre frange, ha cambiato la natura del Movimento, fondato da Beppe Grillo, per eliminare dalla scena, i vecchi partiti e consentire di far governare l’Italia da populisti, privi delle malattie endemiche, di forze politiche, che si sono macchiate, dei peggiori reati, contro lo Stato repubblicano. Non importa, si può affermare, se questa coalizione giallo – rossa nascerà o meno. E’ la disponibilità del Movimento, a governare con il Pd, che è la variante storica dei 5S dichiaratisi pronti ad coalizione con un partito tradizionale. Per Zingaretti sono cinque i punti irri nunciabili, mentre per Di Maio, sono dieci. I democratici, davanti ad una crisi di queste dimensioni non potevano, sia pure con molta riluttanza del segretario, che accettare di “andare a vedere ” le reali intenzioni del Movimento e trattare, da una posizione di forza: “Il governo si fa – ha fatto intendere Zingaretti – ma alle nostre condizioni con una vera svolta ed un cambiamento epocale. C’è stato subito il no del Pd ad un Conte bis, per non rispolverare situazioni già archiviate. Ma lo stesso capo politico del M5S, Di Maio, che, forse tratterà con i vertici politici del Pd, si brucerà automaticamente: lui non può condurre la battuta, con un partito che viene da molto lontano e che è stato, più volte nel mirino dei populisti, per far parte di quella vecchia politica che, Beppe Grillo, ha fatto di tutto per sconfiggere. In questa fase non c’entra nulla se il Pd rimarrà unito, con la forte componente dei renziani, tanto che l’ex ministro Elena Boschi, alla domanda se sarebbe entrata in un governo con i 5S, ha immediatamente risposto:” Con il M5S? Mai”. Certo per Renzi è un vantaggio, se non si andrà ad elezioni anticipate, visto che l’ex premier sta lavorando per fondare, una forza politica di centro sinistra, visti gli enormi spazi a disposizione. Non è questo il momento, di effettuare valutazioni sulla operatività, di un governo giallo – rosso. Il fatto storico è che i grillini hanno accettato, il tentativo di allearsi con uno di quei partiti, parte integranti del ” vecchio modo di fare politica”. Così il M5S ha perso, la sua precisa identità che aveva consentito, alle politiche del 2018 di sbaragliare, i partiti tradizionali e guadagnare la fiducia degli elettori, raggiungendo il 33% dei voti. Il quadro è questo il resto si conoscerà successivamente: in pochi giorni.