La reazione, al concluso accordo, per la formazione del governo M5S e Pd ha mandato su tutte le furie, il segretario della Lega Salvini che, con una mossa errata ha favorito il M5S nel cercare, una soluzione diversa, dal turbolento governo gialloverde. Il superattivo ministro dell’Interno, il rozzo ministro dell’oltre Po, che ha stravinto le europee raddoppiando i suoi voti, dal 17 al 33% per poi, raggiungere, come hanno confermato tutti i sondaggi, il 38,5% dell’elettorato, sfiorando con la sola Lega la maggioranza assoluta, ha rotto l’idillio tra lui e gli elettori. Il leader della formazione politica, non vada dimenticato, ha preso il posto di Bossi con la Lega al 5% per riuscire a portarlo ad essere, di gran lunga il primo partito, a danno del M5S ridotto, sempre secondo sondaggi, ad un miserevole 14%, dal 33 conseguito alle politiche del 2018. Il ministro dell’Interno, questa volta, non ha annusato l’aria ed è andato oltre, fino a perdere il filo del discorso non solo con l’elettorato ma anche con gli italiani che vedevano e vedono, in Salvini un uomo deciso a far rispettare la legge e riformare il Paese. Un politico a tutto tondo che, davanti alle paure degli italiani riusciva a dare sicurezze, come pochi avevano fatto prima. La realtà però, come pubblicato da Sole 24ore, in 30 giorni la Lega ha perso 5 punti percentuali attestandosi, ad oggi, al 33,5%. Questa sera la dichiarazione di Salvini, davanti all’avanzare di un governo M5S – Pd, è stata ragionata e meno aggressiva:” Non capisco – ha detto – davanti ad una crisi di governo – la parola deve tornare al popolo sovrano. Ed invece, per accordi di palazzo e per difendere poltrone, sta per nascere un governo che cancellerà quello che di buono siano riuscire a fare, nonostante un M5S che ha sempre preferito la politica del no a quella del sì. Così il Pd che ha perduto: europee, regionali e comunali, elezioni vinte dal centrodestra, trainato dalla Lega, sta per rientrare dalla finestra, insieme al M5S, forza politica perdente”. La politica, va rammentato, è un’arte molto difficile, anche se oggi i politici l’hanno degradata a livello di messaggini. La politica, quella vera, richiede come accadeva un tempo tanto vituperato, di parlare poco e tentare di operare molto. I giudizi, spettano agli italiani – elettori, non agli attori della scena politica. L’abbiamo affermato più volte: quello scontro quotidiano Salvini – Di Maio o viceversa, era diventato uno stucchevole ed indegno modo di governare. Non c’è stato media che non lo abbia detto. Eppure è accaduto l’irreparabile, oggi come oggi, per la destra italiana, costretta a rincorrere un governo che si propone, di rimanere in carica, per tutta la legislatura. Se sarà così lo vedremo ma molto dipenderà da come riusciranno a trovare i punti d’incontro, un Pd strutturato, ma instabile nel suo interno ed un M5S, che come diceva Grillo, voleva aprire i palazzi del potere come si fa con le scatolette di latta. Un disegno quello di Beppe Grillo che non è cambiato ma, per farlo occorrono i voti non in coalizione, ma con maggioranze assolute.