Roma – Trattativa difficile per il governo. M5S e Pd non si capiscono

E’ in salita la trattativa, tra M5S e Pd, per due culture e mentalità diverse. Grillo  garante e Di Maio, capo politico del Movimento, continuano ad utilizzare quel linguaggio tipico ed identitario, di una forza politica non è strutturata, come i partiti tradizionali. Così al Nazzareno arrivano, degli aut aut, che non riescono a decodificare. Grillo e Di Maio proseguono il pressing su Zingaretti, segretario Pd, che sin dal primo momento ha posto dei paletti: per un governo di svolta e di cambiamento no ad una conferma, di Conte premier e ad altri uomini nella squadra di governo. Il segretario Pd ha confermato le motivazioni :” non sono valutazioni sulle persone, ma per farsi capire dagli italiani che, davanti ad un solo rimescolamento non comprederebbero cosa stiamo facendo. Le sei commissioni del Pd oggi hanno lavorato, pur sapendo che l’accordo, non è vicino. Tra i democratici rimane incomprensibile, l’accusa Di Di Maio, sull’Italia che ha urgenza di avere un esecutivo e non può aspettare i tempi del Pd. Un’accusa respinta con una dicitura ben precisa: si tratta di tentare di varare, un governo di legislatura, ed occorre che tutto sia molto chiaro sin dall’inizio. Il Presidente della Camera Fico, visto come premier dal Pd, si è sfilato dopo gli interventi, di Di Maio e Grillo, a favore di Conte. Chi sta giocando una partita molto interessata per evitare le elezioni anticipate è Renzi, favorevole alla riconferma del dimissionario Conte in cambio – dice il senatore – di posti importanti nel futuro esecutivo. E sui nodi da sciogliere, con sollecitudine, inviati al segretario Zingaretti, devono essere discussi, almeno in direzione o con una consultazione, come avviene, in tutti i partiti strutturati in via di estinzione. Questa sera a Roma nel Pd l’aria era pesante: Linguaggio diverso, notizie o messaggi pubblicati su fb, aut aut non fanno parte di una trattativa se avvenisse tra due partiti, con una precisa identità. Accade invece  con il M5S in quanto attua, un modo completamente diverso, di operare. Il Quirinale è giustamente preoccupato. Fonti quirinalizie hanno fatto intendere che, il Capo dello Stato Mattarella, martedì vuole il nome del premier per conferirgli l’incarico. In mancanza di questa certezza non ci saranno altre consultazioni e verrà spalancata la strada per le elezioni anticipate ad ottobre. Nessuno ha parlato di governo tecnico o del Presidente, passaggio in realtà non previsto dalla Costituzione.

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